La Parola domenicale (DOMENICA XVIII del tempo ordinario – Anno B) commentata da Mons Fiorenzo Facchini

1 agosto 2021-XVIII domenica

QUI la Liturgia del giorno

(Es 2-4; 12-15; Ef 4,17; 20-24; Giov 6, 24-35)

Le letture di questa domenica ci offrono due piste di riflessione: sull’uomo nuovo, di cui siamo chiamati a rivestirci (II lettura dall’apostolo Paolo),  e su Gesù Pane di vita (Vangelo e prima lettura).

Una vita nuova

La fede non è un problema di ordine intellettuale, non è data da una convinzione fondata sul ragionamento. Essa comporta una scelta e apre a una vita nuova, perché è incontro con una persona viva, non con un personaggio storico del passato che rivive nel ricordo di ciò che ha fatto. Questo incontro con Gesù vivo attraverso la fede comunica una vita nuova. Paolo parla di uomo vecchio, quello costruito su una mentalità pagana, lontana da Dio, e di uomo nuovo. La novità  è data da Gesù Cristo, portatore di una vita nuova.

L’invito è a “deporre l’uomo vecchio e rivestirci dell’uomo nuovo”. La novità è l’adesione a Gesù Cristo di cui condividere la vita dopo averlo incontrato. Gesù Cristo: non un personaggio del passato, ma attuale. Con lui mi incontro oggi e parlo. Da lui ricevo una vita nuova, una forza che mi cambia, è Lui che mi fa “nuovo” e mi mantiene nuovo, il rapporto con lui nella fede.

Siamo invitati a camminare in una vita nuova ispirata dal Vangelo e coerente con esso: nel pensare, nel parlare, nell’agire. Con il Battesimo siamo morti al peccato e chiamati a una vita nuova ci ricorda san Paolo in un’altra lettera (cf. Rom. 6,4).

“Gesù, pane di vita”

La vita dell’”uomo nuovo” va alimentata. La vita richiede energia.

Nella vita fisica il pane è certamente un elemento importante per rifornire energia. E  assume un valore anche simbolico, rimandando  a tutto ciò che è necessario per vivere.

Il termine “pane” è correlativo di vita. Nel linguaggio comune indica il nutrimento necessario per vivere. Gesù  afferma di essere pane di vita, che ha vita e dà la vita. Nel prosieguo del suo discorso nella sinagoga di Nazaret (di cui l’evangelista Giovanni ci offre solo qualche flash), Gesù svela che donerà una vita nuova con il suo stesso corpo, dato come cibo, e il suo sangue, come bevanda. Se il linguaggio è metaforico, ciò che esprime non è allegorico, ma reale. Quando nell’ultima cena pronuncerà le parole sul pane: “questo è il mio corpo”,  e sul vino “questo è il mio sangue”, riferendosi a un corpo donato e a sangue versato, le parole non avranno un valore simbolico ma reale, la morte di Gesù, il suo sacrificio, un evento storico, attualizzato, un evento carico di mistero e di un significato che va oltre la storia proiettandosi con la risurrezione di Gesù in una  nuova creazione.

E’ questo “pane di vita” il nutrimento dell”uomo nuovo” di cui ci ha parlato san Paolo nella lettera agli Efesini. E Gesù proclama la necessità di questo nutrimento che è lui stesso.

La manna, il nutrimento che Dio ha assicurato al suo popolo uscito dall’Egitto, peregrinante nel deserto,  era simbolo del “pane di vita” che Dio avrebbe dato agli uomini con il suo stesso Figlio, “donato” come nutrimento del popolo della Nuova Alleanza. Della manna ci ha parlato la prima lettura e Gesù ne ha svelato il significato: figura e annuncio di un pane di vita per una vita nuova in una prospettiva che va oltre la storia. (don Fiorenzo Facchini)

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