La Parola domenicale (II Domenica Tempo ordinario/C) commentata da Mons Fiorenzo Facchini

16 gennaio 2022

II DOMENICA ORD/C

QUI la Liturgia del giorno

(Is 62,1-5; I Cor 12,4-11; Giov 2,1-11)

Le promesse che Dio ha fatto al popolo eletto, a cui si rivolge come a una sposa (prima lettura), sembrano quasi anticipare il particolare rapporto di Dio con l’umanità salvata da Gesù Cristo, adombrato nel miracolo avvenuto a Cana di Galilea, in una festa di nozze, raccontato dall’evangelista Giovanni. Ma prima vogliamo cogliere il richiamo dell’apostolo Paolo.

Diversità di ministeri, un unico Spirito, una stessa comunità

La comunità cristiana di Corinto a cui Paolo si rivolge doveva essere viva, articolata: persone che insegnavano, presiedevano la preghiera, operavano guarigioni, compivano cose straordinarie… L’apostolo Paolo elenca alcune manifestazioni che lo Spirito suscitava nella comunità per il vantaggio di tutti. Viene riconosciuta una diversità di carismi e di servizi nella comunità cristiana con una certa insistenza sulla comunione, alimentata dal medesimo Spirito che distribuisce i suoi doni come vuole. E’ importante il richiamo alla fonte di tutto questo: lo Spirito Santo. Il Concilio Vaticano II parla di “doni gerarchici e carismatici”, elargiti dall’unico e medesimo Spirito: “I cristiani avendo dei doni differenti, devono collaborare alla causa del Vangelo, ciascuno secondo le sue possibilità, i suoi mezzi, il suo carisma e il suo ministero” (Ad Gentes, 28)

Il miracolo delle nozze di Cana

E’ raccontato in modo sobrio dall’evangelista Giovanni. Gli insegnamenti che si possono cogliere sono diversi. E’ il primo miracolo (alla lettera: il primo dei segni compiuti da Gesù); suscita la fede dei discepoli; rimanda all’unione di Dio con l’umanità, vista  come unione sponsale e al progetto di Dio sul matrimonio e la famiglia; delinea la figura di Maria, come mediatrice di grazia.

Il miracolo come segno

Il primo miracolo compiuto da Gesù ( come anche gli altri) ha un valore di segno,  rimanda a qualcosa d’altro, nota Dufour, non ha solo uno scopo dimostrativo per suscitare la fede in Gesù, ma contiene anche altri significati. Tutto si svolge senza clamore, ma la scelta del miracolo è significativa: non è la guarigione di un cieco o di uno storpio, non è la risurrezione di un morto (che pur ci sarà), ma è una festa di nozze, la grande metafora del rapporto di Dio con l’umanità.

L’amore di Dio per l’umanità ha un carattere sponsale. Espresso dapprima verso un popolo particolare, con Gesù si estende a tutta l’umanità e si attualizza nella Chiesa. In questa luce emerge il senso del matrimonio cristiano,  chiamato a simboleggiare questa unione. Questa riflessione sarà sviluppata nella lettera di Paolo agli Efesini. Certamente il miracolo di Cana era destinato a suscitare la fede, come nota l’evangelista al termine del racconto: “ I suoi discepoli credettero in lui”, ma il significato del gesto compiuto da Gesù è molto più ampio.

Maria, mediatrice di grazia

E’ l’altro grande messaggio. L’intervento di Maria è stato determinante per il primo grande “segno”. Maria segnala a Gesù la mancanza di vino. Gesù sembra defilarsi dal problema. Risponde alla madre chiamandola “donna”. Ma non è mancanza di rispetto. Si rivolgerà a lei con la stessa parola dalla croce quando le affiderà Giovanni come figlio. L’intervento determinante di Maria indica il ruolo di  Maria “mediatrice” di grazia. E’ dottrina della Chiesa ed è stata immortalata da Dante nel cantico 33 del Paradiso con la preghiera di san Bernardo

(don Fiorenzo Facchini)

 

Related Posts