La Parola domenicale (VI Domenica di Pasqua – Anno B) commentata da Mons Fiorenzo Facchini

VI Domenica di Pasqua, 9 maggio 2021

QUI la Liturgia del giorno

(At 4,8-12; I Gv 3,1-3; Giov. 10,11-18)

In questa domenica prosegue la lettura degli Atti degli Apostoli (Atti, 10, 25-25-27.34,35, 44-48) della I lettera di Giovanni (4,7-10) e del suo Vangelo (15, 9-17).

 Nella prima lettura viene  descritto  quando Pietro fa visita alla casa del centurione romano Cornelio, persona pia e credente in Dio, e viene raccontata l’effusione dello Spirito Santo su di lui e gli altri riuniti nella sua casa. Vi  ritroviamo l’importante affermazione di Pietro che la salvezza operata da Gesù non è solo per i Giudei, ma per tutti gli uomini. Tutto questo ha degli antefatti in racconti delle pagine precedenti degli Atti degli Apostoli: i miracoli compiuti da Pietro (guarigione di un paralitico, la risurrezione di Tabita; cf. cap.9) e una visione che aveva avuto  (cf. cap.10).

Ma il tema su cui si vuole concentrare l’attenzione sia nella seconda lettura che nel Vangelo (entrambi dell’apostolo Giovanni)  è quello dell’amore. Vi troviamo due grandi affermazioni: Dio è amore ed è la fonte dell’amore reciproco che Gesù chiede ai discepoli facendone un “ nuovo comandamento”, “il suo comandamento”.

Non si tratta di sentimenti puramente umani: l’origine dell’amore di cui si parla è soprannaturale. E’ Dio stesso, il suo amore per noi. Amati da Dio diventiamo capaci di amare con l’amore di Dio.

L’amore del prossimo ha le sue radici nell’amore di Dio per noi, se non vuole ridursi a  filantropia.

L’amore umano, riflesso ed espressione dell’amore di Dio.

Si è capaci di amare veramente perché siamo amati da Dio, ce l’ha ricordato anche Benedetto XVI. “L’amore del prossimo: una strada per incontrare anche Dio, e il chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a Dio” (Deus caritas est, 16)

Certamente la pandemia che stiamo vivendo offre occasioni nuove per esprimere nell’amore del prossimo  l’amore verso Gesù,  per  “rimanere in lui”, come abbiamo sentito domenica corsa, e portare frutto. Dobbiamo andare oltre le limitazioni del distanziamento fisico, cercando una vicinanza affettiva e spirituale con le persone più provate per la solitudine o la malattia, una vicinanza che esprima fratellanza nella linea della “Fratelli tutti” di Papa Francesco. Una vicinanza che deriva dal “sentirsi responsabili della fragilità degli altri,  e a prendersene cura” (n. 115)

Ma in un momento di grande sbandamento sul piano culturale non va dimenticato che la carità si esprime anche nella ricerca della verità, come  Papa Benedetto ci ha ricordato alcuni anni fa nell’ enciclica Caritas in veritate. Siamo continuamente assediati, bombardati da messaggi che allontanano dalla verità delle cose. Nella stessa enciclica il papa mette in guardia, tra l’altro, dalla “separazione della cultura dalla natura”(n. 26). Ciò avviene quando le ideologie allontanano o falsificano la realtà in campo sociale, familiare e educativo, come la storia ricorda.

Cinquant’anni fa, il 14  maggio 1971, usciva l‘enciclica Octogesima adveniens di Paolo VI sulla questione sociale. In essa dopo la denuncia di alcune ideologie (socialismo marxista e liberalismo) veniva proposto il pensiero cristiano in campo sociale. Oggi altre ideologie insidiano la società, quali le ideologie del gender (da cui anche Papa Francesco ha messo in guardia nell’Amoris laetitia), e del postumano….Allontanarsi o negare la natura dell’uomo nella sua identità sessuale e nella famiglia è pura ideologia e porterebbe alla disgregazione della società.

don Fiorenzo Facchini

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