La Parola domenicale (IIa Domenica di Quaresima – Anno B) commentata da Mons Fiorenzo Facchini

II Domenica di Quaresima – 28 febbraio 2021

(Gen. 22,1-2.9a.10-13.15-18: Rom. 8,31b-34:Mc 9,2-10)

QUI la Liturgia del giorno

La Trasfigurazione di Gesù sul monte, raccontata dai Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) e attestata Pietro,  uno dei tre discepoli che vi assistettero (2Pt. 1,16-18), è un evento che apre uno squarcio sulla identità umana e divina di Gesù di Nazaret, lo indica come colui nel quale si adempiono le promesse fatte da Dio al suo popolo ( rappresentato nell’evento da Mosè, grande legislatore,  e dal profeta Elia) , anticipa la gloria che il Padre gli darà con la risurrezione dopo la sua morte.  E’  la voce  del Padre ad accreditare Gesù davanti ai discepoli, quasi a premunirli dallo scandalo del suo fallimento umano con la fine ingloriosa sulla croce.

Di tale evento solo tre discepoli furono testimoni e udirono ciò di cui parlarono Mosè ed Elia con Gesù, e cioè della morte e risurrezione di Gesù (come viene riferito nel Vangelo di Luca). I discepoli potranno raccontare  quello che hanno visto sul monte dopo la risurrezione di Gesù.

L’evento non è solo uno squarcio sulla identità di Gesù, quasi a premunire i discepoli dallo scandalo della croce come modalità per attuare la salvezza: la croce non sarà l’epilogo inglorioso dell’avventura del Figlio di Dio sulla terra, ma un passaggio. Si rivela così una modalità di salvare l’uomo non immaginabile umanamente. C’è un rapporto tra la passione e la croce e la gloria del risorto. Ciò rivela che il disegno di Dio sull’uomo non si può capire in una logica umana. Nella Trasfigurazione vediamo anche  l’annuncio del progetto sull’uomo che supera qualunque aspettativa umana e dà un senso alle sofferenze della vita. L’esistenza terrena  ha il carattere di passaggio: dalle sofferenze, dalla croce Dio fa scaturire una vita nuova, come è avvenuto per Gesù.

L’evento della Trasfigurazione è introdotto con la prima lettura dal racconto del sacrificio di Isacco:  Abramo si appresta a sacrificare il figlio in obbedienza alla volontà di Dio. Un sacrificio di cui non si vedeva nessuna ragione umana.  I Padri della Chiesa lo vedono come  metafora dell’amore del Padre che giunge al punto di sacrificare il Figlio per il suo amore verso l’umanità. (cf. Giov. 3,16).

L’ottimismo cristiano si chiama speranza

Ma l’evento della Trasfigurazione riguarda anche noi che ne siamo venuti a conoscenza attraverso la testimonianza dei tre discepoli fortunati che vi assistettero. E’ motivo  di speranza anche per noi, se ascoltiamo l’invito del Padre che non soltanto attesta l’identità di Gesù di Nazaret, ma invita ad ascoltarlo: “Questi è il Figlio mio l’amato: ascoltatelo”.

La  Trasfigurazione, come la Risurrezione di Gesù,  è annuncio di speranza. E’ questa la ragione vera dell’ottimismo che la Chiesa vuole trasmettere agli uomini, anche quando sono  provati da eventi dolorosi, come in questa pandemia. Un ottimismo che ritroviamo nelle parole di Paolo (II lettura) : “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi. Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio e lo ha consegnato per tutti  noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme con lui?”

Don Fiorenzo Facchini

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