FESTA PATRONALE DI SAN BIAGIO

 

SAN BIAGIO, IL MARTIRE CHE PROTEGGE DAL MAL DI GOLA e DAI MALI DELLE VIE RESPIRATORIE

(dalla “Bibliotheca sanctorum”, Città Nuova ed.)

I suoi Atti, tardivi e leggendari, lo dicono medico, ma non sappiamo con quale fondamento.

Sarebbe stato vescovo di Sebaste in Armenia e, secondo le diverse tradizioni, il suo martirio sarebbe avvenuto o sotto Diocleziano o sotto Licinio o, perfino, sotto Giuliano l‘Apostata; l’opinione preferibile è per l’epoca di Licinio (307-23).

Scoppiata la persecuzione, B. si allontanò dalla sua sede vescovile e andò a vivere in una caverna, dove guariva con un segno di croce gli animali ammalati. Scoperto da alcuni cacciatori in mezzo a. un branco di bestie e denunciato al magistrato, venne catturato e rinchiuso in prigione, dove riceveva e sanava gli ammalati.

Un giorno si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire, essendoglisi conficcata in gola una lisca di pesce. La benedizione del santo lo risanò immediatamente. Fra tanti altri miracoli, operati anche durante le torture, merita particolare ricordo quello della vedova, alla quale un lupo aveva portato via un maialino. La donna, riavuta la sua bestia, in segno di riconoscenza portò dei cibi e delle candele al santo che, commosso, le disse: «Offri ogni anno una candela alla chiesa che sarà innalzata al mio nome ed avrai molto bene e nulla ti mancherà».

Biagio subì la decapitazione. Il suo culto è dci più diffusi sia in Oriente sia in Occidente, sebbene, sembra, non si affermasse immediatamente dopo la sua morte.

La festa è celebrata dagli orientali l’11 febbraio, dagli occidentali il 3 o anche il 15 dello stesso mese. Numerose sono le chiese e gli oratori a lui dedicati ·in ogni parte del mondo cristiano. Le sue reliquie, poi, sovrabbondano, ponendo il problema dell’autenticità, peraltro, di difficile soluzione.

ICONOGRAFIA.

Le raffigurazioni relative al santo, alla sua vita e al suo martirio sono copiose, probabilmente perché alcune leggende ne avvicinarono il culto al gusto e alla sensibilità popolari. Suo attributo comune è, oltre alle costanti insegne episcopali, il pettine di ferro da cardatore (Biagio venne, infatti, assunto come patrono dai cardatori), strumento della tortura subita. Ma l‘attributo iconografico che appare più frequentemente sono due ceri incrociati, in ricordo del miracolo della lisca di pesce.

Fra le più antiche immagini del santo sono probabilmente l’affresco del sec. XI nella chiesa inferiore di S. Clemente a Roma, il quale, peraltro, essendo mutilo non può dare precise indicazioni iconografiche, e la corona reliquiario sempre dell’XI sec., conservata nella Cattedrale di Ragusa, in cui, però, l’intento essenzialmente decorativo dell’artista toglie all’immagine ogni valore iconografico.

Lo stesso può dirsi per due raffigurazioni assai più tarde (sec. XIV) : il reliquiario del tesoro dei Guelfi a Brunswick, conservato nel Museo di Cleveland e contenente il cuore di B., e la statuetta smaltata nella Cattedrale di Namur, considerata uno dei capolavori dell’oreficeria francese.

A partire dal XIV sec., epoca in cui più numerose si diffondono le leggende del santo, si fanno anche più frequenti le sue immagini e più nettamente si delineano le formule fondamentali della sua iconografia. Numerosissime sono le raffigurazioni in cui Biagio appare con le insegne della dignità episcopale, cui si aggiungono quasi sempre i pettini del martirio. Fra le opere più indicative sono la Pala della Passione di Memling, nella Cattedrale di Lubecca, il dipinto di scuola ispanofìamminga di Castiglia, oggi nella chiesa di Nostra Signora dei Miracoli ad Agrada c, soprattutto, il dipinto del Maestro catalano del XV sec., conservato nel Museo di Lerida, nel quale l’intento di sottolineare l’importanza degli attributi iconografici è tale da consigliare l’artista a dare al pettine le dimensioni e l’aspetto di un grosso rastrello.

Numerosissime sono ancora le opere in cui gli artisti vollero mettere in luce soprattutto la grandezza della figura del santo, raffigurandolo in età matura, assiso in trono, rivestito dei più sontuosi paramenti sacri, le mani levate in alto, con gesto benedicente, la croce episcopale e le insegne del martirio. È questo il caso del dossale d’altare di Cenni di Francesco di ser Cenni, conservato nel Kaiser Friedrich Museum di Berlino, del Polittico di Giovanni del Biondo (1378) all’Accademia di Firenze e del pannello di Bicci di Lorenzo all’Herron Art Institute di lndianapolis.

Ma sono soprattutto le vicende della vita di Biagio che formano oggetto della maggior parte delle opere a lui dedicate; gran parte degli artisti, cioè, ha inteso “narrare” anziché “raffigurare” e si e ispirata quindi non solo alla figura del santo, ma ai suoi miracoli, al suo martirio, alla sua morte.

La leggenda sorta verso la fine del XIV sec. sulla base di un’antica ballata popolare spagnola, secondo la quale Biagio era in grado di avvicinare e di ammansire le belve, si diffuse rapidamente in tutta l’Europa occidentale e numerosi artisti presero a raffigurare il santo seduto all’entrata di una grotta, nell’atto di accarezzare o nutrire animali selvaggi di ogni sorta. Così Domenico Morone ritrae Biagio tra i leoni e un cervo in una predella della Pinacoteca di Vicenza, e un pittore spagnolo del XV sec. lo pone tra leoni e pantere in una tavola della Galleria Pardo a Parigi. Anche il miracolo della imposizione dei ceri torna frequentemente nella iconografia di Biagio, pur se pittori più tardi, soprattutto spagnoli, sostituirono, nelle loro raffigurazioni, ai ceri le mani stesse del Taumaturgo o addirittura rappresentarono il santo con le mani sul proprio collo; evidentemente la leggenda del fanciullo era ormai lontana, mentre rimaneva viva la !ama di Biagio come protettore dalle malattie della gola. Al miracolo, comunque, si ispirano lo sportello della scuola di Burgos, nella chiesa di Villalonguejar (sec. XV) e, ancora tre secoli dopo, il dipinto di Francesco Salzillo a Lorca (Spagna). La Legenda Aurea aveva ampiamente diffuso un già noto e ben più antico racconto .secondo il quale Biagio aveva costretto un lupo a restituire a una povera vedova un porcellino rubato. La Legenda aggiungeva che la vedova riconoscente aveva !atto dono della testa dell’animale al santo prigioniero. Le prime raffigurazioni dell’episodio risalgono al XII sec., ma dalla comparsa della Legenda Aurea a tutto il XV sec., tali rappresentazioni sono sempre più frequenti, come testimoniano l’affresco della cappella cluniacense di Berzé-La·Ville in Borgogna (sec XII), il bassorilievo nella chiesa di S. Tommaso a Strasburgo (sec. XII); il pannello di predella di Allegretto Nuzi nella collezione Lorenzelli di Bergamo e quello di Sano di Pietro nella Pinacoteca di Siena ( 1472). Anche il martirio di Biagio ha ispirato gran numero di opere d’arte sin dall’Xl sec., cooperando a diffondere il culto, a moltiplicare le leggende, a ravvivare la devozione popolare. È interessante notare che quasi sempre, pur nelle più crude descrizioni della tortura, il santo, che è raffigurato di solito legato al palo o addirittura sospeso ad un albero, è privo di vesti, ma conserva le insegne della dignità episcopale, come nel dipinto di Gerolamo Dai Libri (1518) nella chiesa dei SS. Nazaro e Celso a Verona, in cui Biagio subisce il supplizio mentre due fanciulli ai suoi lati sostengono la croce di vescovo, e nel gruppo di pietra proveniente dalla cappella di Argentan c conservato al Louvrc, in cui Biagio è ignudo ma mitrato. È talmente costante la presenza degli attributi episcopali nelle scene del martirio che nei rari casi in cui ciò non avvenne, le immagini furono attribuite ad altri santi. Questo è il caso della tavoletta del Museo di Rennes attribuita a Lorenzo di Niccolò e della ve1rata della Collegiata di St Martin di Montmorency (XVI sec.), entrambe scambiate per immagini di s. Sebastiano.

FOLCLORE

Il culto di Biagio nei paesi europei presenta due aspetti, uno prevalentemente agricolol’altro ispirato a episodi della vita e del martirio.

La sua festa, per il momento dell’anno in cui cade, è considerata da alcuni autori come la sopravvivenza cristiana di un’antica manifestazione agraria pagana. Tale carattere è particolarmente chiaro jn Macedonia, in Romania, in Grecia, nei paesi slavi e in Italia.

Il culto di B. come patrono degli agricoltori presenta due forme: la prima, «semplice» e tuttora in uso in numerosi villaggi, consiste nel portare in chiesa, nel suo giorno, un pugno di cereali, che, benedetti, si mescolano a quelli da semina, assicurando così una buona germinazione e un felice raccolto; la seconda forma, «drammatizzata» (durata fino alla prima guerra mondiale in alcune località della Francia e nell’lstria, si manifestava con un corteo di carri decorati e di gruppi in costume. Particolarmente interessanti questi carri «scenici» sui qua1i erano mimate scene di vita agricola: anche il santo era impersonato da un contadino con mitra e pastorale. Seguivano quattro gruppi di persone e animali: giovani e ragazze vi rappresentavano simbolicamente le quattro stagioni.

Fra gli aspetti del culto di Biagio ricollegabili a episodi della sua vita il più importante è quello di taumaturgo per le malattie della gola che trae origine dal noto miracolo della spina di pesce e dalla orazione che il martire avrebbe fatto prima di morire, chiedendo a Dio di risanare da queste malattie chiunque l’avesse pregato in suo nome.

I più antichi scongiuri magico-religiosi e le più antiche formule di benedizione risalgono già al sec.VI (una era nota al medico Ezio di Amida), ma di simili invocazioni ci sono gjunte testimonianze per tutti i tempi c paesi. Per quel che riguarda questo precipuo aspetto del santo, molto diffusa è, nel giorno della sua festa, la benedizione dei fedeli con limposizione di candele incrociate (elemento sempre derivato dal miracolo della spina e dalla vicinanza della Candelora), praticata particolarmentc in Germania. dove l’ultimo dei fedeli che riceveva la benedizione era chiamato «der blàse» e veniva schernito per tutto l’anno.

Sempre nel giorno della sua festa e allo stesso scopo, in Spagna, in Francia, in Italia e in Germania vengono distribuiti speciali piccoli pani che nella forma ricordano le parti malate. Anche Roma, nella chiesa di S. Biagio della Pagnotta, tale pia tradizione sopravvive tuttora, mentre a Milano si mangia per s. Biagio una fetta di «panettone», conservata appositamente dal giorno di Natale.

Egualmente, in tutta Europa, lacci (spesso rossi) venivano legati al collo dei malati.

Il potere taumaturgico di Biagio nei secoli si estese a numerose altre malattie: in particolare, in Germania è invocato contro i mali della vescica, per l’affinità tra il suo nome e il termine che indica quest’organo (Blase).

Dal miracolo del porcellino e dalla dimestichezza del santo con gli animali deriva il suo protettorato sul bestiame. Tale aspetto del culto, rappresentato già presso i Bizantini e ora presso gli Slavi, si trova diffuso anche in altri paesi europei.

In Germania, nei s.ecc. XIV e XV, «l’acqua di Biagio» si dava al pollame perché non fosse sgozzato dalle volpi. li nome di Biagio veniva anche inciso sul bastone dei porcari a protezione dei loro animali. In Francia si benedicono nel suo nome il pane e il sale destinati agli animali. Nell’Abruzzo e nel Molise, dove Biagio è considerato soprattutto protettore del bestiame, è associato a s. Antonio Abate a s. Sebastiano in un detto che raccomanda di guardarsi «da lu Varvute da lu Forzute e da lu Garehazzute».

Non è possibile1 però fare una netta distinzione fra Biagio taumaturgo e Biagio pro1ettore degli animali: molte cerimonie, infatti, presentano elementi riferibili ad entrambi gli aspetti, come l’uso di San Piero sopra Patti, in Sicilia, dove al bestiame viene messo un laccio passato prima sul collo della statua del santo.

Infine, per la somiglianza dei loro strumenti di lavoro con i pettini e gli uncini di ferro con cui fu martirizzato il santo, cardatori e tessitori assunsero Biagio a patrono. Particolari celebrazioni erano fatte in Francia (Grenoble, Vienne}, in Inghilterra (Yorkshirc) e a Roma dalle relative associazioni.

In Germania, per una connessione del nome di Biagio col verbo blasen (soffiare), il suo patronato si estese ai suonatori di strumenti a fiato; inoltre per la stessa ragione, Biagio era invocato contro gli uragani.

Il carattere di Biagio come «santo dei fidanzati», poi, è molto chiaro nelle regioni orientali, in Francia (Savoia) e in Italia. A St-Honoré e a La Motte-St-Martin le ragazze nel giorno della sua festa gli domandano un marito. A Carpenedolo (Brescia) nel giorno di s. Biagio «el prim che s’incontra el se base». Collegate sempre al corteggiamento e alla vita amorosa dei giovani sono alcune danze francesi (raye, groba) che si eseguivano il 3 febbraio.

Fra le feste tuttora celebrate in Italia in onore di Biagio, le più caratteristiche sono la grande processione (12 magg.) di barche da pesca con la quale si accompagna da Orbetello (dov’è conservalaad Ansedonia una presunta reliquia del capo del santo e la festa pa1ronale di Comiso (Ragusa) che comprende una processione coi caratteristici ceri votivi adorni di nastri e fioriIn alcune località della Calabria i 1re giri che anticamente i massari compivano intorno a una colonna dcdicata a Biagio sui carri trainati da bovi sono ancora oggi compiu1i dalle automobili.

A Venalzio (Val dAosta), infine, per la festa di Biagio si esegue la caratteristica «Danza degli Spadonari» le cui regole si tramandano da padre in figlio.

Orazione a San Biagio

O Dio Padre

e corona dei Santi Martiri, benedici noi, la nostra comunità.

O Dio Figlio,

per intercessione di San Biagio nostro Patrono perdona le nostre colpe,

rinnova ogni giorno i nostri cuori,

e confermaci nella coraggiosa adesione al Vangelo.

Dio Spirito

la memoria e la testimonianza del tuo Martire San Biagio,

ci guidino ora e sempre nel cammino verso la meta eterna.

Amen.

 

 

Related Posts

Lascia un commento